Succederà questa notte - Nanni Moretti
Ci voleva Nanni per ricordare al cinema italiano come si gira un film d’amore. Liberamente ispirato a Legami di Eshkol Nevo, segue negli anni Matteo e Greta, Louis Garrel e Jasmine Trinca: si incontrano mentre lei sta per sposarsi e continuano a sfiorarsi mentre intorno scorrono matrimoni, figli e occasioni perdute. Moretti racconta le seconde possibilità e il tempo che fugge con una leggerezza rara: sentimentale senza essere sentimentaloide, romantico senza diventare melenso. E soprattutto sa filmare gli istanti, quei frammenti apparentemente inutili che sono la materia stessa della vita. Come il magnifico ballo sulle note di She’s a Rainbow, quando la realtà si trasforma per qualche minuto in felicità pura. A 73 anni Moretti firma uno dei suoi film più luminosi e ricorda quanto possiamo essere stupidi nel lasciarci sfuggire la felicità.
Wild Horse Nine - Martin McDonagh
McDonagh prende due agenti della Cia, li spedisce tra moai e cavalli selvaggi alla vigilia del golpe cileno del 1973 e costruisce una commedia nerissima sulla colpa, l’amicizia e l’attesa della morte. È cinema allo stato puro: ironia feroce, dialoghi come duelli e una malinconia esistenziale che riporta al magnifico In Bruges. Sam Rockwell è irresistibile, Steve Buscemi favoloso nei panni di uno stralunato capo della Cia eroinomane, ma il film appartiene a John Malkovich. Il suo Chris è cinico, violento, beffardo e improvvisamente fragilissimo: un uomo che sente avvicinarsi la fine e porta addosso il peso delle nefandezze compiute. Il regista britannico, di origine irlandese, intreccia tragedia individuale e Storia senza trasformare mai la geopolitica in una lezione. Magnifico, cupo e irresistibilmente divertente.
L'estranea - Paolo Strippoli
Diciamolo senza giri di parole: è il miglior horror italiano degli ultimi venticinque anni. Bisogna tornare a Non ho sonno di Dario Argento per trovare un’opera di genere così compiuta, inquietante e consapevole. Strippoli racconta Anna (Jasmine Trinca), una madre che ha stretto un patto con una donna misteriosa per controllare il destino dei figli, costruendo una riflessione spietata sull’amore materno che diventa ossessione e sopraffazione. Magnifica la sequenza durante i festeggiamenti per i Mondiali del 2006, dove l’euforia collettiva collide con l’orrore privato. E memorabile Valeria Bruni Tedeschi, trasformata in un villain diabolico e ironico. Regia, scrittura e atmosfera sono da grande horror contemporaneo: finalmente il cinema italiano di genere non ha bisogno di rimpiangere il passato.
Dau - Ilya Khrzhanovsky
Quasi tre ore e mezza, un fisico geniale, la bomba atomica e l’Urss di Stalin. Una specie di anti-Oppenheimer russo: monumentale, estenuante, spesso magnifico. Ispirato alla vita del Nobel Lev Landau e culmine di un progetto folle durato quasi vent’anni, racconta un uomo convinto di poter difendere la propria libertà scientifica, sentimentale e sessuale mentre lo Stato gli stringe progressivamente il cappio intorno. Uno straordinario Teodor Currentzis interpreta Dau con magnetismo, mentre Khrzhanovsky ricostruisce un’Urss che sembra risorgere davanti agli occhi e firma una spietata requisitoria contro il totalitarismo. Imperfetto, smisurato, a tratti esasperante, ma capace di lasciare immagini e idee che continuano a lavorare nella testa.
Un bon petit soldat - Stéphane Brizé
Brizé torna nel mondo del lavoro e lo fa ancora una volta dalla parte di chi viene stritolato dal sistema. Alba Rohrwacher, strepitosa, è Carla, responsabile delle Risorse umane di una grande compagnia assicurativa, schiacciata tra le direttive dei vertici e la propria coscienza quando deve affrontare un brutale caso di mobbing. Sarà un disciplinato “soldatino” o troverà il coraggio di ribellarsi? Nel capitalismo di oggi le persone diventano numeri e l’etica si scontra con il profitto. Vincent Lindon è perfetto nei panni del cinico amministratore delegato, ma il film appartiene soprattutto alla Rohrwacher, magnifica nel mostrare il progressivo sgretolarsi delle certezze di una dirigente. Cinema sociale secco, amaro e necessario.
Ink - Danny Boyle
Prima dei social, del clickbait e degli algoritmi c’erano Fleet Street e Rupert Murdoch. Danny Boyle torna al 1969, quando il magnate australiano acquistò il Sun e affidò a Larry Lamb la missione impossibile di battere il Daily Mirror. Jack O’Connell è straordinario nei panni del direttore che comprende prima degli altri una regola semplice e pericolosa: per vendere bisogna dare al pubblico ciò che vuole. Redazioni fumose, rotative e telefoni diventano un campo di battaglia: una rivoluzione editoriale prima liberatoria e poi sempre più spregiudicata. Guy Pearce è un Murdoch affascinante e ambiguo. E il film soprattutto parla del presente: le copie sono diventate clic e visualizzazioni, ma la domanda resta identica. Quanto siamo disposti a sacrificare per conquistare l’attenzione del pubblico?
A Bit of Light - Ali Asgari
Arash, medico di Teheran interpretato da un magnifico Misagh Zareh, ha deciso di suicidarsi. Arrestato per aver curato alcuni manifestanti feriti dalla polizia e privato del lavoro, prima di morire vuole salutare la famiglia. Ali Asgari parte dal buio dell’Iran contemporaneo, tra repressione e paura dei bombardamenti, per raccontare qualcosa di universale: cosa ci tiene attaccati alla vita quando ogni speranza sembra svanita? Nel suo ultimo peregrinare Arash incontra pazienti, fratelli, nipoti e infine la madre, riscoprendo quei legami invisibili che credeva perduti. Con uno stile semplice, intimo e senza ricatti emotivi, il cineasta iraniano trova piccoli bagliori nel buio: il dolore forse non scompare, ma talvolta basta un po’ di luce per continuare a vivere.
Naza - Yuval Abraham, Rachel Szor
Il film sul genocidio palestinese che mancava. I registi di No Other Land non gridano, non ricattano, non fanno pornografia del dolore: lasciano che siano soldati israeliani e uomini dell’intelligence a raccontare la distruzione di Gaza. "Io sono un tecnico, non posso esprimere una posizione morale": nelle loro parole riaffiorano la banalità del male e quella “nebbia della guerra” che sospende la morale fino a rendere normale l’orrore. I volti restano nascosti nel buio, mentre i tetti e le finestre illuminate di Tel Aviv diventano lo spietato controcampo dei palazzi distrutti a Gaza. Poi, soltanto nel finale, arrivano le macerie e un padre che cerca i figli. Un film d’inchiesta essenziale e devastante, che trasforma le parole di chi ha partecipato alla macchina della guerra nel più terribile atto d’accusa.
Un peu avant minuit - Nicolas Pariser
Melvil Poupaud è Léo, 49enne che, tra una relazione in crisi e la morte del padre mai conosciuto, torna a incontrare le donne del proprio passato e rilegge la sua giovinezza da dongiovanni alla luce del #MeToo. Pariser costruisce una commedia sentimentale lucidissima, fatta di passeggiate e magnifici dialoghi che rimandano a Rohmer, decostruendo senza moralismi il discorso amoroso maschile. Ma mentre Léo fa pace con i propri fantasmi, fuori dal suo mondo Parigi brucia, attraversata da tumulti e repressione. Ed è qui che il film diventa politico: il privilegio di guardarsi indietro appartiene alla sua generazione, mentre ai giovani restano un presente in fiamme e una mezzanotte che si avvicina. Elegante, intelligente, profondamente francese.
Bunker - Florian Zeller
Il bunker più difficile da espugnare è quello costruito intorno ai nostri privilegi. Zeller firma una commedia sociale sulle contraddizioni dell’alta borghesia progressista. Javier Bardem è un architetto pronto ad accettare una fortuna per progettare il bunker di un multimiliardario, ma molto meno tollerante quando il vicino working class, un magnifico Stephen Graham, vuole aprire una finestra sul suo prezioso giardino. Benvenuti nel progressismo con antifurto. Il regista francese conserva l’impronta teatrale e la affida a due fuoriclasse: Bardem e Penélope Cruz giocano con complicità su matrimonio, privilegi e ipocrisie. Intelligente, scritto bene e sottilmente disturbante: è facile preoccuparsi dei mali del mondo, molto meno quando il mondo bussa alla nostra porta.
Il bello, il brutto e il cattivo
Il blog di cinema di Emiliano Dal Toso
domenica 13 settembre 2026
Venezia 83: I 10 Colpi di Fulmine
martedì 18 agosto 2026
Obbligatori: Luglio - Agosto 2026
Robin Hood - Il prezzo del sangue - Michael Sarnoski
Cosa resta del mito quando si eliminano la leggenda, il romanticismo e l’immagine rassicurante dell’eroe che ruba ai ricchi per dare ai poveri? Un film cupo, crudo, malinconico e spietato. Non aggiorna semplicemente Robin Hood: lo mette sotto processo, mostrandone violenza, stanchezza, ferite e soprattutto il peso delle conseguenze delle proprie azioni. Hugh Jackman è perfetto nei panni di un eroe invecchiato, arrivato alla fine del proprio percorso e in cerca di redenzione. Impossibile non pensare al suo Logan: ancora un guerriero consumato dalla violenza chiamato a proteggere qualcuno più giovane. Una ballata selvaggia, crepuscolare e quasi horror, che rilegge un mito fondativo con uno sguardo disincantato.
Maldoror - Fabrice Du Welz
Un polar nerissimo, ispirato al caso di Marc Dutroux, il “Mostro di Marcinelle” che sconvolse il Belgio e ne mise a nudo le falle giudiziarie. Al centro c’è un giovane poliziotto, impulsivo e tormentato da un’indagine che l’inerzia delle istituzioni sembra condannare al fallimento. Du Welz sceglie uno sguardo crudo, spietato e asfissiante, ma dietro la macchina da presa dimostra una potenza visiva fuori dal comune. Il male diventa così il terreno per interrogarsi sul confine tra legge e giustizia: quando le regole si dimostrano incapaci di fermare l’orrore, fino a che punto è lecito infrangerle? Un viaggio agli inferi, nell’ossessione di un antieroe imperfetto, che lascia addosso un profondo senso di inquietudine.
Cos'è l'amore - Fabien Gorgeart
Commedia irresistibile, moderna, intelligente e progressista. Un film profondamente francese. E proprio per questo racconta un cinema che noi continuiamo a sognarci: per scrittura dei personaggi, verità dei sentimenti, profondità e insieme leggerezza, eleganza delle gag e precisione quasi chirurgica dei tempi comici. Una famiglia allargata, tra ex coniugi, nuovi amori e figli di padri diversi, parte per Roma inseguendo un annullamento alla Sacra Rota e finisce per interrogarsi su cosa significhi stare assieme oggi. Poi ci sono Laure Calamy e Vincent Macaigne: magnifici, fragili, buffi, veri. Due attori, e soprattutto due facce, a cui è praticamente impossibile non voler bene.
domenica 14 giugno 2026
Top Ten: Classifica Primo Semestre 2026
10 - La mummia - Lee Cronin
Un horror sorprendente e disturbante, capace di rielaborare il mito della maledizione e della possessione in modo originale e inquietante. Non ci sono i classici esorcismi: il corpo non viene invaso dal demone, ma diventa un contenitore destinato a trattenerlo, trasformandosi in qualcosa di mostruoso e irriconoscibile. Sotto la superficie del blockbuster soprannaturale, Cronin costruisce anche una riflessione sul rapporto tra amore genitoriale, decomposizione e identità, interrogandosi fino a che punto sia possibile continuare a riconoscere chi amiamo quando il corpo e la mente iniziano a mutare. Un immaginario visivo potentissimo, fatto di sequenze di body horror realizzate con grande efficacia tecnica.
9 - La più piccola - Hafsia Herzi
Fatima, giovane francese di origine maghrebina e musulmana praticante, è alle prese con la scoperta del desiderio e della propria identità omosessuale. Herzi, ex musa di Abdellatif Kechiche, riprende dal suo cinema l’attenzione ai corpi, ai silenzi e alle pulsioni della carne, ma sposta il focus verso un percorso più intimo e identitario. Straordinaria Nadia Melliti, premiata a Cannes e ai César, che dona alla protagonista una rabbia trattenuta e un’inquietudine quasi respingente. Il film vive di tensioni continue: fede e libertà, periferia e emancipazione, amore e senso di colpa. Un cinema umano, nervoso e profondamente femminile, che rivendica il diritto di scegliere se stessi contro ogni dogma religioso o sociale.
8 - Obsession - Curry Barker
Un ragazzo esprime il desiderio che la donna di cui è innamorato lo ami sopra ogni cosa. Il desiderio si avvera, ma in una forma mostruosa. Il regista 26enne Curry Barker trasforma una premessa da commedia romantica in un trip orrorifico sulla manipolazione, sull’incapacità di accettare l’altro e sulla tentazione di sostituire una persona reale con la sua proiezione ideale. Più che sugli spaventi improvvisi, il film punta su un’atmosfera disturbante e su immagini che continuano a perseguitare lo spettatore. Straordinaria Inde Navarrette, prima oggetto del desiderio e poi incubo quotidiano, capace di alternare dolcezza e follia con un sorriso già iconico, destinato a diventare una nuova maschera del cinema horror.
7 - Gli occhi degli altri - Andrea De Sica
Un'operazione coraggiosa nel panorama italiano, un melodramma erotico che rifiuta ogni compiacimento per farsi studio del desiderio e della sua deriva. Ambientato in una villa-isola sospesa, il racconto richiama apertamente il cinema di Antonioni: inquadrature decentrate, silenzi carichi, corpi smarriti nello spazio. Jasmine Trinca domina la scena, con una prova seducente e carnale, sottilissima e lacerante, capace di trasformare il piacere in inquietudine e prigionia. Il film lavora per sottrazione: ritmo rarefatto, psicologie opache, erotismo mai esibito ma profondamente perturbante. Ne emerge un’opera anticonvenzionale, che interroga il potere dello sguardo e il desiderio come forma di controllo.
6 - La grazia - Paolo Sorrentino
Una riflessione sul dubbio. La domanda che ritorna ossessivamente (“Di chi sono i nostri giorni?”) attraversa il film come una ferita aperta: chi decide della vita quando la sofferenza cancella la dignità? Dove finisce il diritto e dove comincia la misericordia? Sorrentino non dà risposte, ma costruisce un Presidente della Repubblica che vive il potere come un fardello, non come un privilegio. Non c’è ironia, né smontaggio grottesco del potere: al contrario, ci sono rispetto e ammirazione per una politica che ha il coraggio di assumersi il peso del silenzio e del pensiero. E ha il merito di cercare un equilibrio raro: quello tra etica e potere, tra legge e umanità. Il film più sobrio ed elegante della filmografia "sorrentiniana".
5 - Amarga Navidad - Pedro Almodóvar
Il grande Pedro firma uno dei suoi film più autoriflessivi, un’opera che guarda alla crisi creativa, al tempo che passa e ai sentimenti che sfuggono al nostro controllo. Attraverso il doppio percorso di una regista pubblicitaria in difficoltà e di un cineasta che cerca di raccontarne la storia, il regista spagnolo intreccia metacinema e autofiction in un elegante gioco di specchi. Più che la trama, contano le emozioni: l’amore che si trasforma, l’amicizia, il dolore e la difficoltà di comprendere davvero chi ci è vicino. E poi le fughe, i ritorni a casa. Come nella scena in cui la giovane Amaia canta la struggente Las simples cosas: "Uno vuelve siempre a los viejos sitios donde amò la vida". Almodóvar allo stato puro: fragile, malinconico e profondamente umano.
4 - Disclosure Day - Steven Spielberg
Sotto la superficie della fantascienza, c'è un rimando evidente all’America di oggi: controlli, militarizzazione, squadre speciali, un clima di sospetto e paura che riflette le derive fascistoidi del presente. E poi c’è l’alieno. Che non è solo un alieno. Come spesso accade con Spielberg, diventa il simbolo del diverso, del perseguitato, di chi viene emarginato, calpestato e privato della propria dignità. Il potere cerca di nascondere la verità, mentre Spielberg rende omaggio a chi sente il dovere di raccontarla. E il finale è meraviglioso: un mondo sull’orlo di una nuova guerra globale che si arresta all’improvviso davanti alla rivelazione. Per un momento l’umanità smette di combattersi e rimane senza parole, costretta a confrontarsi con una verità più grande: non siamo soli.
3 - Il mago del Cremlino - Olivier Assayas
Una lezione di cinema politico che unisce sintesi narrativa e tensione morale. Il racconto della Russia post-sovietica prende corpo attraverso Vadim Baranov, spin doctor di finzione modellato sull'ombra di Vladislav Surkov: un protagonista magnetico, a cui Paul Dano regala ambiguità, cinismo e malinconia. Accanto a lui, un Jude Law glaciale nei panni di Vladimir Putin e un'ipnotica Alicia Vikander in versione femme fatale. Tra Cecenia, oligarchi e propaganda, Assayas riflette su colpa e complicità nella costruzione del potere, con ritmo serrato e dialoghi taglienti. Resta l'effetto straniante dell'inglese in lingua originale, ma l'affresco storico colpisce nel segno e parla al nostro presente.
2 - Nouvelle Vague - Richard Linklater
Linklater firma un altro incanto cinematografico: un film che è prima di tutto una dichiarazione d’amore al cinema, alla sua libertà, alla sua capacità di trasformare la vita in jump-cut. Perché è l’unico antidoto alle brutture dell’esistenza e agli orrori del quotidiano. È lo spazio in cui la vita può tornare a essere un sogno, sregolato e sgrammaticato, purché si abbia il coraggio di inseguire fino in fondo le proprie idee. E anche grazie a quelle persone che scegliamo di avere accanto, magari solo per una stagione delle nostre vite, ma capaci di rendere quel frammento di tempo, quella parentesi, qualcosa di eterno. Scelte di cast trionfali, dal Godard ironico e testardo di Guillaume Marbeck all'incantevole diva Jean Seberg di Zoey Deutch.
1 - Sentimental Value - Joachim Trier
Un racconto doloroso e lucidissimo sui legami familiari, sull’incomunicabilità tra genitori e figli e su quel groviglio di colpa, amore e risentimento che chiamiamo memoria. Trier usa il cinema come strumento emotivo, una finzione necessaria per provare a rimettere assieme ciò che nella vita reale si è spezzato. Al centro, il confronto tra una figlia attrice che recita per fuggire da sé e un padre regista che crea per potersi avvicinare agli altri. Il cinema diventa terapia e condanna, rifugio e via di fuga. Straordinari Renate Reinsve e Stellan Skarsgard nel dare corpo a personaggi imperfetti, vulnerabili, profondamente umani. Un film autentico, mai ricattatorio, che trasforma il dolore in possibilità di riconnessione.
martedì 28 aprile 2026
Obbligatori: Aprile 2026
La più piccola - Hafsia Herzi
Fatima, giovane francese di origine maghrebina e musulmana praticante, è alle prese con la scoperta del desiderio e della propria identità omosessuale. Herzi, ex musa di Abdellatif Kechiche, riprende dal suo cinema l’attenzione ai corpi, ai silenzi e alle pulsioni della carne, ma sposta il focus verso un percorso più intimo e identitario. Straordinaria Nadia Melliti, premiata a Cannes e ai César, che dona alla protagonista una rabbia trattenuta e un’inquietudine quasi respingente. Il film vive di tensioni continue: fede e libertà, periferia e emancipazione, amore e senso di colpa. Un cinema umano, nervoso e profondamente femminile, che rivendica il diritto di scegliere se stessi contro ogni dogma religioso o sociale.
La mummia - Lee Cronin
Un horror sorprendente e disturbante, capace di rielaborare il mito della maledizione e della possessione in modo originale e inquietante. Non ci sono i classici esorcismi: il corpo non viene invaso dal demone, ma diventa un contenitore destinato a trattenerlo, trasformandosi in qualcosa di mostruoso e irriconoscibile. Sotto la superficie del blockbuster soprannaturale, Cronin costruisce anche una riflessione sul rapporto tra amore genitoriale, decomposizione e identità, interrogandosi fino a che punto sia possibile continuare a riconoscere chi amiamo quando il corpo e la mente iniziano a mutare. Un immaginario visivo potentissimo, fatto di sequenze di body horror realizzate con grande efficacia tecnica.
Lo straniero - Francois Ozon
Adattare il romanzo più importante di Albert Camus era una sfida rischiosa, ma Ozon riesce nell’impresa trasformando il romanzo in un film elegante e ipnotico. Meursault, impiegato apatico nell’Algeri coloniale del 1938, viene trascinato verso un delitto assurdo e un processo che finirà per giudicare più la sua indifferenza che il suo crimine. Un bianco e nero abbacinante richiama il cinema francese degli anni Trenta e Quaranta, costruendo immagini di grande fascino visivo. Straordinario Benjamin Voisin, capace di incarnare il vuoto emotivo e il mistero del protagonista senza mai forzare il personaggio. Più che un adattamento letterario, una riflessione sul conformismo sociale e sui fantasmi del colonialismo francese.
mercoledì 25 marzo 2026
Obbligatori: Marzo 2026
Nouvelle Vague - Richard Linklater
Richard Linklater firma un altro incanto cinematografico: un film che è prima di tutto una dichiarazione d’amore al cinema, alla sua libertà, alla sua capacità di trasformare la vita in jump-cut. Perché è l’unico antidoto alle brutture dell’esistenza e agli orrori del quotidiano. È lo spazio in cui la vita può tornare a essere un sogno, sregolato e sgrammaticato, purché si abbia il coraggio di inseguire fino in fondo le proprie idee. E anche grazie a quelle persone che scegliamo di avere accanto, magari solo per una stagione delle nostre vite, ma capaci di rendere quel frammento di tempo, quella parentesi, qualcosa di eterno. Scelte di cast trionfali, dal Godard ironico e testardo di Guillaume Marbeck all'incantevole diva Jean Seberg di Zoey Deutch.
La mattina scrivo - Valérie Donzelli
Una riflessione sul mondo del lavoro limpida e disarmante, capace di trasformare una traiettoria individuale in ritratto generazionale. Paul, scrittore per vocazione e lavoratore precario per necessità, incarna una borghesia culturale sospesa: troppo consapevole per rinunciare alle proprie ambizioni, troppo fragile per sostenerle davvero. Donzelli sceglie una messa in scena che rinuncia all’ambiguità per inseguire la forza esemplare del racconto. Ne nasce un’opera verbosa ma coerente, che trova nel volto e nella misura di Bastien Bouillon il suo centro emotivo. Tra lavoretti, solitudine e ostinazione creativa, il film osserva senza cinismo né indulgenza una precarietà diventata condizione esistenziale.
Gli occhi degli altri - Andrea De Sica
Un'operazione coraggiosa nel panorama italiano, un melodramma erotico che rifiuta ogni compiacimento per farsi studio del desiderio e della sua deriva. Ambientato in una villa-isola sospesa, il racconto richiama apertamente il cinema di Antonioni: inquadrature decentrate, silenzi carichi, corpi smarriti nello spazio. Jasmine Trinca domina la scena, con una prova seducente e carnale, sottilissima e lacerante, capace di trasformare il piacere in inquietudine e prigionia. Il film lavora per sottrazione: ritmo rarefatto, psicologie opache, erotismo mai esibito ma profondamente perturbante. Ne emerge un’opera anticonvenzionale, che interroga il potere dello sguardo e il desiderio come forma di controllo.
martedì 24 febbraio 2026
Obbligatori: Febbraio 2026
Il mago del Cremlino - Olivier Assayas
Una lezione di cinema politico che unisce sintesi narrativa e tensione morale. Il racconto della Russia post-sovietica prende corpo attraverso Vadim Baranov, spin doctor di finzione modellato sull'ombra di Vladislav Surkov: un protagonista magnetico, a cui Paul Dano regala ambiguità, cinismo e malinconia. Accanto a lui, un Jude Law glaciale nei panni di Vladimir Putin e un'ipnotica Alicia Vikander in versione femme fatale. Tra Cecenia, oligarchi e propaganda, Assayas riflette su colpa e complicità nella costruzione del potere, con ritmo serrato e dialoghi taglienti. Resta l'effetto straniante dell'inglese in lingua originale, ma l'affresco storico colpisce nel segno e parla al nostro presente.
Il filo del ricatto - Gus Van Sant
Un uomo entra in un ufficio, imbraccia un fucile a canne mozze e lega al collo dell'ostaggio un filo pronto a sparare al minimo errore. Un'immagine grottesca e assurda ma reale: ed è così che Gus Van Sant torna a raccontare l'America delle crepe invisibili: il rancore sociale, la sfiducia nel sistema finanziario, il bisogno disperato del cittadino comune di essere ascoltato. Ambientato nel '77 ma specchio del presente, il film alterna tensione e ironia nera, mostrando come la rabbia possa trasformarsi in uno spettacolo mediatico. Un noir secco e beffardo che colpisce senza moralismi, che restituisce la lucidità e l'indipendenza di un cineasta eclettico, ma costantemente in direzione ostinata e contraria.
Send Help - Sam Raimi
Sam Raimi torna a fare quello per cui tutto lo conosciamo: un vorticoso ottovolante di sangue, jump scare e umorismo macabro che diverte e graffia. La storia di un'impiegata brillante, nerd, di estrazione sociale umile, femminista e sottovalutata, e del suo ricco e arrogante capo, naufraghi su un'isola deserta dopo un incidente aereo, diventa un'allegoria feroci sui rapporti di classe e di genere. Un mix di commedia, survival e horror diretto con mano esperta, e anche una satira grottesca sull'arrivismo che ribalta costantemente l'empatia verso i personaggi. Un cinema politico e beffardo, con un finale spietato e cinico. E poi c'è Rachel McAdams imbruttita, di cui non riusciamo a smettere di essere innamorati.
sabato 24 gennaio 2026
Obbligatori: Gennaio 2026
Sentimental Value - Joachim Trier
Un racconto doloroso e lucidissimo sui legami familiari, sull’incomunicabilità tra genitori e figli e su quel groviglio di colpa, amore e risentimento che chiamiamo memoria. Trier usa il cinema come strumento emotivo, una finzione necessaria per provare a rimettere assieme ciò che nella vita reale si è spezzato. Al centro, il confronto tra una figlia attrice che recita per fuggire da sé e un padre regista che crea per potersi avvicinare agli altri. Il cinema diventa terapia e condanna, rifugio e via di fuga. Straordinari Renate Reinsve e Stellan Skarsgard nel dare corpo a personaggi imperfetti, vulnerabili, profondamente umani. Un film autentico, mai ricattatorio, che trasforma il dolore in possibilità di riconnessione.
La grazia - Paolo Sorrentino
Una riflessione sul dubbio. La domanda che ritorna ossessivamente (“Di chi sono i nostri giorni?”) attraversa il film come una ferita aperta: chi decide della vita quando la sofferenza cancella la dignità? Dove finisce il diritto e dove comincia la misericordia? Sorrentino non dà risposte, ma costruisce un Presidente della Repubblica che vive il potere come un fardello, non come un privilegio. Non c’è ironia, né smontaggio grottesco del potere: al contrario, ci sono rispetto e ammirazione per una politica che ha il coraggio di assumersi il peso del silenzio e del pensiero. E ha il merito di cercare un equilibrio raro: quello tra etica e potere, tra legge e umanità. Il film più sobrio ed elegante della filmografia "sorrentiniana".
Una di famiglia - Paul Feig
Un thriller pop che gioca con gli stereotipi del genere, mescolando revenge movie, melodramma domestico, farsa nera e suspense patinata. Un meccanismo di alleanze e tradimenti tutto al femminile, dove i temi del doppio, dell’inganno e della vendetta si muovono tra ironia camp e cinismo. Feig dimostra grande controllo del ritmo e una consapevole conoscenza del thriller americano, trovando un bizzarro punto d'incontro tra Alfred Hitchcock e Adrian Lyne: un divertente ottovolante narrativo che intrattiene come un guilty pleasure, ma che spiazza e provoca le certezze dello spettatore. Irresistibili Amanda Seyfried e Sidney Sweeney: ambigue, instabili e seducenti.






