mercoledì 14 gennaio 2026

Letture: Operazione mafia

Tra memoria e racconto, tra verità giudiziaria e costruzione narrativa, Operazione mafia (Newton Compton Editori) è un libro che sfugge alle definizioni tradizionali. In questa intervista, lo scrittore, storico e saggista Ivan Brentari racconta la genesi di un romanzo corale e “dal vivo”, nato dalle voci e dalle esperienze degli investigatori che furono in prima linea nella guerra a Cosa Nostra tra gli anni Ottanta e Novanta. Un viaggio dentro le indagini, le catture eccellenti e le zone ancora d’ombra di una stagione decisiva della storia italiana, osservata dagli occhi di chi quella battaglia l’ha combattuta davvero.

Che tipo di libro è Operazione mafia?

Dal mio punto di vista è un romanzo di nuovo tipo, che fonde romanzo storico, poliziesco, documenti e testimonianze. Gli autori – cioè gli investigatori del Servizio Centrale Operativo che parteciparono a quelle indagini antimafia quarant’anni fa – sono al tempo stesso narratori e personaggi. Ogni partecipante ha contribuito insieme a me alla stesura, tanto che è difficile dire chi abbia scritto cosa. Il risultato finale è un romanzo-verità, in cui finzione narrativa e ricostruzione storica si sovrappongono fino a diventare la stessa cosa. Così abbiamo raccontato quasi quindici anni di lotta alla mafia, visti con gli occhi dei protagonisti.

Di cosa tratta Operazione mafia?

Attraversiamo in presa diretta le principali indagini degli anni Ottanta e Novanta contro Cosa Nostra: inchieste seguite da magistrati come Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Antonino Caponnetto. All’interno della mafia, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, si scatenò una guerra per il monopolio del mercato dell’eroina. Da un lato i corleonesi di Totò Riina, dall’altro la vecchia mafia dei Bontate, degli Inzerillo e dei Badalamenti. Una guerra che produsse una lunga scia di morti ammazzati, enormi traffici di droga e che, col tempo, si trasformò in un vero e proprio attacco militare allo Stato, culminato nelle stragi del ’92-’93. I protagonisti del nostro romanzo furono tra i primi a scendere in campo contro questa offensiva.

Nel libro si parla anche di diversi arresti eccellenti.

Certo. Il Nucleo Centrale Anticrimine e il Servizio Centrale Operativo arrestarono decine di latitanti.

Qualche nome?

Penso al camorrista affiliato a Cosa Nostra Michele Zaza, a “Francolino” Spadaro, a Pietro Vernengo – imputato al maxiprocesso per 99 omicidi –, oppure a Giuseppe Lucchese, il più feroce killer di Riina. E ancora Giuseppe “Piddu” Madonia, numero due della mafia, fino a Nitto Santapaola, sanguinario boss di Catania. Durante questa continua caccia all’uomo seguiamo i poliziotti “con la telecamera in spalla”: li accompagniamo negli appostamenti, nelle verifiche catastali, nei momenti più critici delle irruzioni, armi in pugno.

Il cinema ha raccontato spesso la mafia in modo molto personale, a volte fin troppo fantasioso. C’è qualche film o autore che ha influenzato il tuo approccio?

Il cinema è quasi sempre schiacciato su una prospettiva individuale: il grande magistrato, il grande mafioso. Mafia e antimafia, invece, sono fenomeni collettivi. Le indagini contro la criminalità organizzata coinvolgono decine di investigatori e magistrati, non un solo eroe. Per questo abbiamo scelto un racconto corale: un romanzo con tredici protagonisti, cioè, paradossalmente, un romanzo senza un vero protagonista. Detto questo, American Gangster di Ridley Scott lo considero il miglior film mai realizzato sul narcotraffico e sulla criminalità organizzata, perché mostra in modo estremamente preciso il funzionamento del mercato della droga. Tra l’altro compare un personaggio che abbiamo inserito anche in Operazione mafia: Khun Sa, metà signore della droga birmano e metà rivoluzionario nazionalista Shan. Ne ho parlato anche sul mio canale YouTube, Todo Modo True Crime.

Tra quelle raccontate nel romanzo, c’è un’indagine che ti ha colpito più delle altre?

In realtà le indagini sono tutte collegate, è difficile isolarne una. Se devo scegliere, direi che alcune inchieste internazionali tra Thailandia, Santo Domingo e Stati Uniti sono particolarmente affascinanti.

Cosa resta oggi di quella stagione dell’antimafia?

Molto. Ci sono passaggi di quella storia che non sono ancora emersi del tutto e ho l’impressione che non tutti abbiano davvero la volontà di fare chiarezza. È una partita che si giocherà nei prossimi anni e non si può ancora dire come andrà a finire. Sono esistite – ed esistono – zone grigie in cui mafia, Stato, servizi deviati italiani, neofascisti e apparati americani hanno collaborato a fini eversivi.

Emiliano Dal Toso




mercoledì 17 dicembre 2025

I film del 2025 degli Amici e Lettori

Alessandro Amato
Noi e la grande ambizione
A House of Dynamite
Un semplice incidente

Alvise Wollner
Le città di pianura
Dreams
Un semplice incidente

Antonio Morra
Eddington
Le città di pianura
Pomeriggi di solitudine

Arianna Vietina
28 anni dopo
Una battaglia dopo l'altra
Le città di pianura

Carlos Menezes
Queer
Una battaglia dopo l'altra
Train Dreams

Cristiano Bolla
La voce di Hind Rajab
A House of Dynamite
I peccatori

Davide Giordano
Una battaglia dopo l'altra
I peccatori
Eddington

Davide Tagliapietra
Una battaglia dopo l'altra
I peccatori
A Different Man

Elvira Di Nallo
L'attachement
L'amore che non muore
Emilia Perez

Federico Schwartz
Springsteen - Liberami dal nulla
Presence
La voce di Hind Rajab

Giacomo Cozzaglio
La voce di Hind Rajab
Mission: Impossible - The Final Reckoning
Follemente

Giovanni Dal Toso
Una battaglia dopo l'altra
Alpha
28 anni dopo

Ivan Casagrande Conti
Una battaglia dopo l'altra
Le città di pianura
Un film fatto per Bene

Leonardo Strano
A House of Dynamite
Pomeriggi di solitudine
Presence

Luca Recordati
Emilia Perez
Una battaglia dopo l'altra
Io sono ancora qui

Manuel Santangelo
Una battaglia dopo l'altra
Un semplice incidente
Aragoste a Manhattan

Marco Dal Toso
Springsteen - Liberami dal nulla
La voce di Hind Rajab
Cinque secondi

Marco Solé
Weapons
A House of Dynamite
Una battaglia dopo l'altra

Maria Laura Ramello
Die My Love
La voce di Hind Rajab
Paternal Leave

Marzia Carrera
Io sono ancora qui
Aragoste a Manhattan
Una battaglia dopo l'altra

Massimiliano Gavinelli
Emilia Perez
L'amore che non muore
Una battaglia dopo l'altra

Mattia De Gasperis
The Smashing Machine
Pomeriggi di solitudine
Una battaglia dopo l'altra

Melis Rossi
Io sono ancora qui
Emilia Perez
Paternal Leave

Natale Ciappina
Chainsaw Man - Il film: La storia di Reze
Weapons
I peccatori

Nicola Sannazzaro
Una battaglia dopo l'altra
Emilia Perez
Bugonia

Riccardo Sciannimanico
Una battaglia dopo l'altra
Un film fatto per Bene
La voce di Hind Rajab

Roberto Ciliberto
Una battaglia dopo l'altra
Io sono ancora qui
Here

Simone Carella
Una battaglia dopo l'altra
Here
Fuori

Tommaso Frangini
Aragoste a Manhattan
Il seme del fico sacro
A Real Pain

Tommaso Santambrogio
Pomeriggi di solitudine
Generazione romantica
Giovani madri

Vittoria Agrati
Una battaglia dopo l'altra
Un semplice incidente 
The Last Showgirl


17 Una battaglia dopo l'altra
6 La voce di Hind Rajab
5 Emilia Perez
4 A House of Dynamite, Le città di pianura, Io sono ancora qui, I peccatori, Pomeriggi di solitudine, Un semplice incidente
3 Aragoste a Manhattan
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giovedì 4 dicembre 2025

Top 20: La Superclassifica del 2025

20 - Together - Michael Shanks
Un horror sorprendente e concettuale che trasforma la crisi di coppia in un incubo corporeo e metafisico. Dave Franco e Alison Brie interpretano due amanti logorati dalla routine che, isolandosi nella natura, finiscono letteralmente per fondersi in un unico corpo: allegoria estrema dell’amore come perdita di se stessi. Shanks sovverte i codici del cinema indie americano, contaminandoli con un corto circuito visivo e narrativo che interroga l’identità, il genere e la dipendenza affettiva. Tra ironia nera e body horror, un trip disturbante e lucidissimo sull’impossibilità di essere davvero “uno” senza annullarsi, un racconto d’amore che diventa riflessione inquieta sull’umanità e sull’era post-identitaria.

19 - Die My Love - Lynne Ramsay
Lynne Ramsay firma un’opera viscerale e disturbante, un viaggio senza appigli dentro una mente lacerata dalla depressione post-partum. Jennifer Lawrence domina lo schermo con una performance brutale e magnetica: il suo corpo diventa il campo di battaglia di un malessere che erode amore, desiderio e identità. Accanto a lei, un Robert Pattinson spiazzato e inerte completa il quadro di una coppia in disfacimento. Ramsay frantuma il racconto in visioni, ripetizioni, sonorità assordanti e colori saturi, costruendo un gotico rurale soffocante, tra erotismo, furia e disperazione. Non è un film accomodante: è scomodo, eccessivo, a tratti respingente.

18 - Io sono ancora qui - Walter Salles
L'orrore del fascismo e della dittatura militare, la tragedia dei desaparecidos, ma anche la forza e la volontà di una donna per mantenere viva la memoria e cercare fino alla fine di raggiungere la verità e la giustizia. Salles torna a un cinema popolare, narrativamente asciutto, limpido e lineare, capace di emozionare con la giusta dose di indignazione. Il merito è condiviso con la straordinaria protagonista, una Fernanda Torres addolorata e sempre combattiva, colma di dignità e determinazione. Una commedia famigliare che si evolve in dramma politico. E sullo sfondo, ieri come oggi, il Brasile divide i suoi conflitti tra allegria e nostalgia, tra gioia e lacrime, tra libertà e repressione.

17 - Giovani madri - Jean-Pierre e Luc Dardenne
I Dardenne tornano alla forma più pura del loro cinema: un racconto asciutto, rigoroso, ma attraversato da una tensione emotiva profonda. Cinque adolescenti, ospitate in una casa-famiglia, imparano cosa significa diventare madri mentre cercano, disperatamente, di diventare figlie, persone, identità riconosciute. La macchina da presa non giudica ma accompagna, aderendo ai gesti e ai silenzi con una precisione quasi chirurgica. La moralità del film non nasce da un messaggio politico, ma dalla forza del gesto cinematografico stesso: sobrio, frontale, umanissimo. Un ritorno all’essenza del “sistema Dardenne”, capace ancora di commuovere e interrogare.

16 - L'attachement - Carine Tardieu
Una delle sorprese più dolci e mature dell’anno: un film che riflette sull’empatia e sul bisogno, oggi più che mai universale, di costruire legami autentici al di là del sangue. Tardieu firma una commedia sentimentale che rifugge il melodramma per abbracciare la delicatezza del tragicomico, raccontando l’imprevedibile incontro tra una donna allergica ai sentimenti e un bambino che la costringe, senza volerlo, a lasciar entrare l’altro nella propria vita. Valeria Bruni Tedeschi, pacata e luminosa come non mai, e Pio Marmai, in un ruolo di grande sensibilità, guidano un racconto intimo ma mai chiuso, struggente e lieve insieme, sull’attaccamento come forma nuova e rivoluzionaria d’amore.

15 - Fuori  - Mario Martone
Fuori dalle convinzioni e dalle convenzioni, un'opera anti-biografica che rifiuta la cronologia, raccontando un'emanazione sensibile della figura artistica della scrittrice Goliarda Sapienza. Un viaggio nell'anima tra le mura del carcere di Rebibbia e i quartieri pasoliniani di Roma in un universo in cui nulla accade e tutto brucia. Ondivago, suggestivo, onirico, frammentario. Un ritratto interiore e una riflessione sulla genesi creativa trascinanti e sfuggenti, e in cui si resta ammaliati dalla visceralità delle prove di tre protagoniste inafferrabili e sontuose: Valeria Golino osserva, elabora e sublima le esistenze borderline e impetuose di una luminosa Matilda De Angelis e di una sanguigna Elodie.

14 - Queer - Luca Guadagnino
Guadagnino adatta Burroughs per evocare un mondo di desideri repressi, alienazione e struggimento. Ambientato in un Messico allucinato e irreale, il film segue la deriva di Lee, alter ego dello scrittore, ossessionato dal giovane Allerton, presenza sfuggente e inafferrabile. Il desiderio diventa motore tragico, mentre la narrazione si fa rarefatta, più sensoriale che narrativa. Daniel Craig sorprende: fragile, patetico, indifeso, lontanissimo da Bond. Guadagnino firma la sua opera più notturna e poetica, immersa in un’atmosfera sospesa tra sogno e paranoia. Un film ipnotico, denso di non detti, che esplora l’identità come perdita e il desiderio come fantasma.

13 - The Last Showgirl - Gia Coppola
Il malinconico commiato di un’epoca e di un corpo, quello di Shelly, veterana delle Razzle Dazzle, storico spettacolo tra burlesque e rivista ormai al capolinea. Gia Coppola ne fa una The Wrestler al femminile, ritratto struggente di una donna che ha barattato tutto per le luci della ribalta e ora stringe un pugno di glitter. Pamela Anderson, sorprendente e intensa, incarna la fragilità e la caparbietà di chi non vuole smettere di credere nel sogno, anche se sbiadito. Tra piume strappate e sogni svaniti, il film riflette con grazia sul corpo femminile, l’industria dello spettacolo e l’impossibilità di reinventarsi. Un’elegia dolceamara, languida e crepuscolare.

12 - Cinque secondi - Paolo Virzì
Un inatteso colpo d’ala di Paolo Virzì, che torna a un cinema più intimo e controllato, sospeso tra dramma, commedia e riflessione morale. Valerio Mastandrea interpreta un ex avvocato ritiratosi in una villa decrepita, che vive schiacciato da una colpa indicibile e da un dolore che nessun isolamento riesce ad attenuare. L’irruzione di un gruppo di giovani idealisti, decisi a far rinascere un vigneto, incrina la sua misantropia e apre uno spiraglio di possibile redenzione. Un apologo sul fallimento, sulla responsabilità e sul desiderio di riparazione. Un film imperfetto, eppure attraversato da una vibrazione autentica, che interroga il senso del perdono e l'umanissima necessità di ricominciare.

11 - A Different Man - Aaron Schimberg
Un dramma beffardo che ribalta la narrativa classica sulla deformità: Edward, affetto da neurofibromatosi, si sottopone a una cura sperimentale che gli dona un volto “normale”, ma scopre che l’accettazione sociale non dipende solo dall’aspetto. Il suo posto nel mondo viene presto occupato da un altro uomo con la stessa malattia, ma carismatico e sicuro di sé. Schimberg costruisce un racconto surreale e intriso di paranoia, tra dramma psicologico e critica sociale. Graffiando senza eccedere, mettendo in luce con lucidità e sarcasmo le regole spietate della socialità, scavando nella fragilità dell'identità umana. Strepitosi Adam Pearson e Sebastian Stan.

10 - Liberami dal nulla - Scott Cooper 
Non è un biopic convenzionale, ma il ritratto di un uomo in fuga dal proprio mito. Cooper sceglie un tono dimesso, folk, lontano dalla retorica agiografica. Niente luci da stadio o folle in delirio: solo un uomo solo con una chitarra, un registratore a quattro piste e i fantasmi del passato. È lì che Springsteen incide Nebraska, tra colpa e redenzione, tra la paura di somigliare al padre e il bisogno di restare libero. È un ritorno alle origini, una confessione domestica trasformata in poesia, che mostra come la fragilità possa diventare forza creativa. Jeremy Allen White non imita il Boss, ma lo restituisce nella sua vulnerabilità e nel suo bisogno di verità.

9 - Presence - Steven Soderbergh
Finalmente un grande Soderbergh: un horror metafisico minimale, in cui la macchina da presa si trasforma in un occhio che spia, ascolta e apprende. Un haunted movie a basso budget, ma di grande eleganza formale, che riflette sulla crisi della famiglia americana e sul desiderio di essere percepiti e riconosciuti. Ma lo sguardo è anche quello del cinema stesso, che osserva il reale da dentro, insegue le sue crepe, mette in discussione ogni certezza narrativa. Un film sul vedere e sull'essere visti, che trasforma lo spettatore in parte attiva del racconto: l'occhio che guarda - il fantasma - siamo noi, chiamati a fare i conti con la nostra prospettiva, il nostro voyeurismo e le nostre attese.

8 - Warfare - Alex Garland, Ray Mendoza
Né un war movie tradizionale, né un'epica militarista: un film sul punto di vista, su come la guerra viene percepita da chi la combatte e da chi la subisce. Ispirato ai ricordi dell'ex Navy SEAL Ray Mendoza, co-regista, Garland alterna l'euforia goliardica dei giovani soldati alla brutalità e all'orrore del conflitto, raccontato attraverso mirini, esplosioni, blackout visivi. Nessuna retorica eroica, ma un'immersione in un caos sensoriale soffocante, fatto di dolore fisico, paura, istinto di sopravvivenza. Dal video pop che apre il film al lamento di una donna irachena che lo chiude, vengono messe a nudo la dimensione ambigua, devastante, e l'insensatezza dello scontro bellico. 

7 - Superman - James Gunn
Una versione dell'Uomo d'Acciaio che spiazza, diverte e commuove. Un cinecomic ironico e attuale, che svecchia l'icona senza tradirla. David Corenswet recupera la dolcezza disarmante di Reeve con leggerezza e cuore, mentre Gunn gioca con la tradizione e la mitologia DC tra kaiju, supercani e Justice Gang, senza rinunciare a riflessioni sulfuree sul nostro presente. Lex Luthor (un ottimo Nicholas Hoult) incarna l'America guerrafondaia mascherata da salvatore. Tra commedia, critica e azione pop, un'apertura scoppiettante che riconcilia con l'idea stessa di supereroe. Uno dei rarissimi casi di blockbuster di oggi capace di cogliere e incorniciare lo spirito del tempo.

6 - Alpha - Julia Ducournau
Il film più cupo ed estremo di Julia Ducournau, un body horror che abbandona la frontalità di Raw e Titane per trasformarsi in un museo vivente di corpi in mutazione. La tredicenne Alpha attraversa l’adolescenza come un territorio di contagio e metamorfosi, tra il legame con la madre e lo zio eroinomane. Una storia familiare che diventa parabola sul lutto, sull’AIDS e sulla tossicodipendenza. La regista spinge al limite l’immagine e il suono, evocando visioni apocalittiche e claustrofobiche, dal soffitto che si abbassa alla piscina "de-palmiana", tra dolore e contaminazione. Un cinema soffocante e stupendo, che scolpisce la bellezza della mostruosità e avvolge come un virus sensoriale.

5 - La voce di Hind Rajab -  Kaouther Ben Hania
Un film di devastante potenza etica e civile, costruito intorno all’audio reale della telefonata della bambina palestinese di sei anni rimasta intrappolata sotto il fuoco dell’Idf. Nessuna spettacolarizzazione dell’orrore: la regista sceglie di farci ascoltare soltanto quella voce che invoca "venite a prendermi", trasformandola in un atto di memoria e resistenza. Tra finzione e documento, il cinema si mette al servizio di chi non ha più voce, rifiutando scorciatoie ricattatorie e lasciando allo spettatore lo spazio per pensare, indignarsi, piangere. Restituendo centralità politica al cinema, ricordandoci che il dolore di un bambino è un grido che risuona oltre lo schermo, impossibile da ignorare.

4 - A House of Dynamite - Kathryn Bigelow
Kathryn Bigelow firma il suo film più radicalmente post-11 settembre: un thriller apocalittico che trasforma la paura nucleare in un lucido ritratto del collasso politico e morale dell’America. Nei diciassette minuti che separano un missile dall’impatto, la regista azzera ogni certezza patriottica e costruisce una roccaforte che implode su se stessa, tra immagini rifratte e verità sgretolate. Sostenuta da un cast straordinario (Rebecca Ferguson e Jared Harris su tutti), Bigelow orchestra un ritmo infernale e una tensione che non concede respiro, interrogando la fragilità delle istituzioni e la corruzione dello sguardo. Cinema d’azione e riflessione: un capolavoro di lucidità e terrore contemporaneo. 

3 - Emilia Perez - Jacques Audiard
Un torbido melodramma gangster, un musical dolente che è un inno alla vita, alla ricerca dell'identità, ai luoghi a cui appartenere e impossibili da abbandonare. Con un'energia indescrivibile, Audiard sposta gli archetipi dei generi e realizza una pellicola originalissima, senza etichette e priva di punti di riferimento: potenziale manifesto queer e femminista, ma soprattutto un possente capitolo sulla poetica del cambiamento e dell'autodeterminazione, e sul riscatto dei perdenti, che attraversa il suo cinema sin dai suoi primi film. Canzoni folli e bellissime, che riabilitano il romanticismo sfrenato del pop latino, accompagnate da coreografie sorprendenti e da un coro di protagoniste travolgenti e memorabili. 

2 - Una battaglia dopo l'altra - Paul Thomas Anderson
Paul Thomas Anderson conferma il suo talento nel reinventare il cinema americano come spazio visionario e corrosivo. Un vortice di generi – commedia, dramma politico, action – che si mescolano in un racconto frammentato e allucinato. PTA costruisce un grande affresco sulle utopie perdute e sulle derive autoritarie del presente, oscillando tra ironia feroce e lirismo struggente. Inseguimenti meticolosamente coreografati, humour surreale, ritmo incessante: un’esperienza sensoriale che travolge e stordisce. Ma dietro l’eccesso resta lo sguardo umano del regista: un cinema che sa raccontare gli Stati Uniti attraverso madri smarrite, figli ribelli e un futuro ancora da scrivere. Anarchico, monumentale.

1 - L'amore che non muore - Gilles Lellouche
Un melodramma criminale bigger than life, strabordante, romantico e sfrontato. Lellouche dirige un'opera-mondo che attraversa adolescenza ed età adulta, carcere e redenzione, inseguendo l'amore folle tra due giovani di mondi opposti, che non si cercano, ma si trovano, si perdono e si rincorrono per sempre. Tra Scorsese, Paul Thomas Anderson e Besson, mescola generi, stili, citazioni, musical e gangster movie con furia visiva e cuore selvaggio. Una febbre pop che esplode sullo schermo: spudorata, iper-romantica e sgrammaticata. Ma è anche un inno al cinema, eccessivo, doloroso ed eccitante come può essere soltanto il sentimento. 

MIGLIOR ATTORE: JEREMY ALLEN WHITE (Liberami dal nulla)

MIGLIOR ATTRICE: PAMELA ANDERSON (The Last Showgirl)

I FILM DELL'ANNO DE 'IL BELLO, IL BRUTTO E IL CATTIVO'

2011: Il cigno nero - Darren Aronofsky
2012: Un sapore di ruggine e ossa - Jacques Audiard
2013: The Master - Paul Thomas Anderson
2014: Boyhood - Richard Linklater
2015: La scomparsa di Eleanor Rigby - Ned Benson
2016: Frantz - Francois Ozon
2017: Personal Shopper - Olivier Assayas
2018: Mektoub, My Love - Canto Uno - Abdellatif Kechiche
2019: Joker - Todd Phillips
2020: La vita nascosta - Terrence Malick
2021: Scompartimento n.6 - Juho Kuosmanen
2022: Blonde - Andrew Dominik
2023: Killers of the Flower Moon - Martin Scorsese
2024: Grand Tour - Miguel Gomes
2025: L'amore che non muore - Gilles Lellouche





lunedì 20 ottobre 2025

Obbligatori: Ottobre 2025

A House of Dynamite - Kathryn Bigelow
Kathryn Bigelow firma il suo film più radicalmente post-11 settembre: un thriller apocalittico che trasforma la paura nucleare in un lucido ritratto del collasso politico e morale dell’America. Nei diciassette minuti che separano un missile dall’impatto, la regista azzera ogni certezza patriottica e costruisce una roccaforte che implode su se stessa, tra immagini rifratte e verità sgretolate. Sostenuta da un cast straordinario (Rebecca Ferguson e Jared Harris su tutti), Bigelow orchestra un ritmo infernale e una tensione che non concede respiro, interrogando la fragilità delle istituzioni e la corruzione dello sguardo. Cinema d’azione e riflessione: un capolavoro di lucidità e terrore contemporaneo. 

L'attachement - Carine Tardieu
Una delle sorprese più dolci e mature dell’anno: un film che riflette sull’empatia e sul bisogno, oggi più che mai universale, di costruire legami autentici al di là del sangue. Tardieu firma una commedia sentimentale che rifugge il melodramma per abbracciare la delicatezza del tragicomico, raccontando l’imprevedibile incontro tra una donna allergica ai sentimenti e un bambino che la costringe, senza volerlo, a lasciar entrare l’altro nella propria vita. Valeria Bruni Tedeschi, pacata e luminosa come non mai, e Pio Marmai, in un ruolo di grande sensibilità, guidano un racconto intimo ma mai chiuso, struggente e lieve insieme, sull’attaccamento come forma nuova e rivoluzionaria d’amore.

Together - Michael Shanks
Un horror sorprendente e concettuale che trasforma la crisi di coppia in un incubo corporeo e metafisico. Dave Franco e Alison Brie interpretano due amanti logorati dalla routine che, isolandosi nella natura, finiscono letteralmente per fondersi in un unico corpo: allegoria estrema dell’amore come perdita di se stessi. Shanks sovverte i codici del cinema indie americano, contaminandoli con un corto circuito visivo e narrativo che interroga l’identità, il genere e la dipendenza affettiva. Tra ironia nera e body horror, un trip disturbante e lucidissimo sull’impossibilità di essere davvero “uno” senza annullarsi, un racconto d’amore che diventa riflessione inquieta sull’umanità e sull’era post-identitaria.




domenica 21 settembre 2025

Obbligatori: Settembre 2025

Una battaglia dopo l'altra - Paul Thomas Anderson
Paul Thomas Anderson conferma il suo talento nel reinventare il cinema americano come spazio visionario e corrosivo. Un vortice di generi – commedia, dramma politico, action – che si mescolano in un racconto frammentato e allucinato. PTA costruisce un grande affresco sulle utopie perdute e sulle derive autoritarie del presente, oscillando tra ironia feroce e lirismo struggente. Inseguimenti meticolosamente coreografati, humour surreale, ritmo incessante e la colonna sonora di Jonny Greenwood: un’esperienza sensoriale che travolge e stordisce. Ma dietro l’eccesso resta lo sguardo umano del regista: un cinema che sa raccontare gli Stati Uniti attraverso madri smarrite, figli ribelli e un futuro ancora da scrivere. Anarchico, monumentale.

La voce di Hind Rajab - Kaouther Ben Hania
Un film di devastante potenza etica e civile, costruito intorno all’audio reale della telefonata della bambina palestinese di sei anni rimasta intrappolata sotto il fuoco dell’Idf. Nessuna spettacolarizzazione dell’orrore: la regista sceglie di farci ascoltare soltanto quella voce che invoca "venite a prendermi", trasformandola in un atto di memoria e resistenza. Tra finzione e documento, il cinema si mette al servizio di chi non ha più voce, rifiutando scorciatoie ricattatorie e lasciando allo spettatore lo spazio per pensare, indignarsi, piangere. Restituendo centralità politica al cinema, ricordandoci che il dolore di un bambino è un grido che risuona oltre lo schermo, impossibile da ignorare.

Alpha - Julia Ducournau
Il film più cupo ed estremo di Julia Ducournau, un body horror che abbandona la frontalità di Raw e Titane per trasformarsi in un museo vivente di corpi in mutazione. La tredicenne Alpha (straordinaria Mélissa Boros) attraversa l’adolescenza come un territorio di contagio e metamorfosi, tra il legame con la madre e lo zio eroinomane. Una storia familiare che diventa parabola sul lutto, sull’AIDS e sulla tossicodipendenza. La regista spinge al limite l’immagine e il suono, evocando visioni apocalittiche e claustrofobiche, dal soffitto che si abbassa alla piscina "de-palmiana", tra dolore e contaminazione. Un cinema impetuoso, soffocante e stupendo, che scolpisce la bellezza della mostruosità e ci avvolge come un virus sensoriale.



domenica 24 agosto 2025

Obbligatori: Agosto 2025

Warfare - Tempo di guerra - Alex Garland, Ray Mendoza
Né un war movie tradizionale, né un'epica militarista: un film sul punto di vista, su come la guerra viene percepita da chi la combatte e da chi la subisce. Ispirato ai ricordi dell'ex Navy SEAL Ray Mendoza, co-regista, Garland alterna l'euforia goliardica dei giovani soldati alla brutalità e all'orrore del conflitto, raccontato attraverso mirini, esplosioni, blackout visivi. Nessuna retorica eroica, ma un'immersione in un caos sensoriale soffocante, fatto di dolore fisico, paura, istinto di sopravvivenza. Dal video pop che apre il film al lamento di una donna irachena che lo chiude, vengono messe a nudo la dimensione ambigua, devastante, e l'insensatezza dello scontro bellico. 

Frammenti di luce - Runar Runarsson
Sotto l'apparente veste del coming of age, una meditazione sull'elaborazione del lutto sospesa tra intimità e universalità, in cui il dolore diventa esperienza condivisa e al tempo stesso indicibile. Avvolto dal paesaggio islandese, il racconto si dilata tra silenzi, attese e sguardi, facendo emergere la difficoltà di trovare uno spazio per il proprio lutto quando non viene riconosciuto dagli altri. Runarsson incornicia la vicenda tra due tramonti, amplificando l'eco di un dramma interiore, esplorando la fragilità dei sentimenti e la loro risonanza collettiva, costruendo un'opera struggente sull'adolescenza che parla della perdita con delicatezza e rispetto per le differenti sensibilità di chi viene lasciato.

Una sconosciuta a Tunisi - Mehdi Barsaoui
Fuga e rinascita di una giovane donna che, scampata per caso alla morte, si reinventa un'identità nella capitale tunisina, salvo scoprire che ovunque la società patriarcale la imprigiona in nuovi ruoli e sospetti. Barsaoui intreccia percorso individuale e denuncia politica, mostrando una Tunisia libera dalla dittatura ma ancora oppressiva verso le donne. Una narrazione classica, e forse a tratti programmatica, ma potente nel mettere in scena una presa di coscienza che passa attraverso lo sguardo, l'esperienza e il corpo. La protagonista diventa così simbolo di una generazione in cerca di emancipazione: fragile, esposta, ma finalmente capace di rivendicare se stessa. 



domenica 27 luglio 2025

Obbligatori: Giugno - Luglio 2025

Superman - James Gunn
Una versione dell'Uomo d'Acciaio che spiazza, diverte e commuove. Un cinecomic ironico e attuale, che svecchia l'icona senza tradirla. David Corenswet recupera la dolcezza disarmante di Reeve con leggerezza e cuore, mentre Gunn gioca con la tradizione e la mitologia DC tra kaiju, supercani e Justice Gang, senza rinunciare a riflessioni sulfuree sul nostro presente. Lex Luthor (un ottimo Nicholas Hoult) incarna l'America guerrafondaia mascherata da salvatore. Tra commedia, critica e azione pop, un'apertura scoppiettante che riconcilia con l'idea stessa di supereroe. Uno dei rarissimi casi di blockbuster di oggi capace di cogliere e incorniciare lo spirito del tempo.

Presence - Steven Soderbergh
Finalmente un grande Soderbergh: un horror metafisico minimale, in cui la macchina da presa si trasforma in un occhio che spia, ascolta e apprende. Un haunted movie a basso budget, ma di grande eleganza formale, che riflette sulla crisi della famiglia americana e sul desiderio di essere percepiti e riconosciuti. Ma lo sguardo è anche quello del cinema stesso, che osserva il reale da dentro, insegue le sue crepe, mette in discussione ogni certezza narrativa. Un film sul vedere e sull'essere visti, che trasforma lo spettatore in parte attiva del racconto: l'occhio che guarda - il fantasma - siamo noi, chiamati a fare i conti con la nostra prospettiva, il nostro voyeurismo e le nostre attese.

L'amore che non muore - Gilles Lellouche
Un melodramma criminale bigger than life, strabordante, romantico e sfrontato. Lellouche dirige un'opera-mondo che attraversa adolescenza ed età adulta, carcere e redenzione, inseguendo l'amore folle tra due giovani di mondi opposti, che non si cercano, ma si trovano, si perdono e si rincorrono per sempre. Tra Scorsese, Paul Thomas Anderson e Besson, mescola generi, stili, citazioni, musical e gangster movie con furia visiva e cuore selvaggio. Una febbre pop che esplode sullo schermo: spudorata, iper-romantica e sgrammaticata. Ma è anche un inno al cinema, eccessivo, doloroso ed eccitante come può essere soltanto il sentimento.